Usiamo i cookie per rendere possibile il corretto funzionamento di alcune funzioni. Utilizzando il nostro sito, accetti le nostre modalità di utilizzo dei cookie.

I famosi Monti Sibillini che circondano il paesaggio Piceno devono il proprio nome proprio a Sibilla, una figura femminile legata a misteriosi riti pagani, alla quale ci si rivolgeva per conoscere gli accadimenti futuri e quelli passati.
 
 
COSA DICE LA LEGGENDA
Una vergine profetessa fu condannata da Dio a rimanere nelle viscere della montagna fino alla fine dei Tempi per colpa della sua  superbia: la donna si era infatti a Dio nel momento in cui aveva capito che non sarebbe stata lei la madre di Gesù Cristo ma un'altra vergine, Maria.
Secondo alcune versioni la Sibilla viveva in una grotta dove aveva il suo regno, da cui il nome la grotta della Sibilla, localizzato sul Monte Sibilla facente parte della catena  montuosa proprio dei Sibillini.
 
Questo è il cuore della storia che poi, con il trascorrere degli anni, ha assunto una dimensione ancora più poetica e misteriosa. Una versione sottolinea la presenza di ricchezze in oro e pietre preziose custodite nelle sale sotterranee del Regno della Sibilla; un’altra teoria si basa sulla convinzione che esistessero Draghi dagli occhi fiammeggianti a guardia degli ingressi, peraltro già di difficile accesso; ulteriore versione quella di un corteggio di fanciulle, le Fate, che avevano il compito di attirare i cavalieri con la promessa di una vita lussuriosa. I cavalieri entrati nella Grotta dovevano abbandonarla in date rigidamente prefissate,pena la reclusione perpetua nella stessa cavità naturale. Altra leggenda è quella che vede la Sibilla e le sue fate come donne bellissime che si trasformano ad ogni fine settimana in serpenti, simbolo di fertilità e guarigione nella tradizione celtica.
 
PRIMI RACCONTI
La testimonianza di un oracolo presente nella grotta è antica risale a Svetonio (69 a.C.), secondo il quale  il console romano Vitellio, dopo una battaglia, avrebbe raggiunto Roma passando per i Sibillini, dove avrebbe attuato una "veglia sacra".
Con l'avvento del Cristianesimo, l'origine pagana della Sibilla generò una visione negativa ed anzi demoniaca, come dimostra il Guerrin Meschino, opera del 1410 scritta da Andrea Barberino.
Nella   leggenda   del   Guerrin Meschino, il cavaliere  è  alla ricerca  dei genitori,  e sapendo che la  Maga  Sibilla era  una profetessa, sarebbe stata l’unica persona in grado di aiutarlo a scoprire chi fossero i suoi  genitori. Il Guerrin  raggiunse   la grotta  e rimase  un intero anno. Non avrebbe però dovuto superare i  365 giorni,   altrimenti  sarebbe rimasto nella grotta  per sempre: riuscendo ad andare via, trovò alla fine i suoi genitori.. 
 
 
IL RACCONTO DI ANTOINE DE LA SALLE
La leggenda della Sibilla appenninica venne anche raccontata nel 1420 da Antoine de La Salle, il quale descrive un paradiso (Le Paradis de la reine Sybille) sotto la montagna, nel quale si erano persi molti cavalieri. Cavaliere errante francese, Antoine De La Sale, fece una  escursione alla Grotta   della   Sibilla   nel maggio del 1420: la grotta aveva un entrata angusta con la presenza anche di un masso che ne ostruiva  il  passaggio. Una volta entrato, si trovò davanti  un vano quadrato scavato nella roccia, attraverso   il quale   filtrava   pochissima luce. Per  proseguire   bisognava   infilarsi uno  strettissimo tunnel, che correva a precipizio nel cuore della roccia.
Antoine De La Sale non   proseguì   oltre   il vano   quadrato, limitandosi a descrivere questo luogo misterioso che gli rimase nel cuore per tutta la vita 
 
COSA CELA LA GROTTA SECONDO LE TESTIMONIANZE
Alcuni ragazzi provenienti dalla vicina Montemonaco avevano proseguito oltre il limite di De La Salle,  scendendo per oltre 4 km in profondità lungo il tunnel che diventava poi un ampio corridoio.  A un tratto un vento violentissimo entrò da una fessura e i cinque ragazzi furono costretti a fuggire per non cadere ed essere presi dal vortice.    
Fu un certo Antonio Fumato, prete di Montemonaco, a superare quel vortice: continuò a camminare fino  a quando  non si imbattè in un ponte di materia misteriosa,  lungo e strettissimo; sotto il ponte si apriva un baratro senza fondo, con un fiume molto potente. La magia vuole però che appena messo un piede nel ponte, questo si allarga e tutto diventa più semplice.  Al di  là del ponte la grotta si apre  in  un  pianoro, quasi una galleria attraversata da una strada  comodissima: al di là si questa strada ci  sono due dragoni  scolpiti su materia scintillante. Oltre i due dragoni  si  apre un corridoio  strettissimo  lungo cento  passi, che immette su uno spiazzale quadrangolare.
 
Lì sono due porte in  metallo  che  sbattono  l’una contro l’altra, tanto che schiaccerebbero   chi   le   volesse   attraversare. Un cavaliere tedesco narrò che dopo  le porte  metalliche,  vi è una  porta fastosissima e che la grotta, brilla di mille luci: a questo punto una voce  maliziosa  lo avrebbe interrogato.
Alla  risposta   del   cavaliere   le   porte   si   sarebbero aperte  e  una regina scintillante, con una moltitudine di damigelle e di giovani,   lo avrebbe accolto festosa,  tra   lo  sfolgorio abbagliante di vesti  e  di  gioielli: questo  è  il  Paradiso  della  Sibilla, ..
 
LA GROTTA OGGI..
Conosciuta anche come grotta delle fate, la caverna è nella roccia ed è raggiungibile solo a piedi. Si trova, come detto all’inizio, a 2150 m s.l.m., nei pressi della vetta del Monte Sibilla che appartiene alla Catena dei Monti Sibillini.
Un luogo magico e pieno di mistero, immerso nella splendida natura del Parco Nazionale dei Monti Sibillini..Cosa aspettate? Da Ascoli ci vuole poco per arrivare..ma ne vale la pena!
Il Viaggiatore
Italian Tourism Expo
Slow Tourism