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INNAMORARSI DEL PALIO DI SIENA

 

Partiamo da un presupposto, noi del Piceno non siamo totalmente degli sprovveduti. Anche a me è capitato più volte di avere degli amici che non capivano perchè amassi cosi tanto vedere correre dei cavalli intorno ad un 8 per poi far colpire al cavaliere un bersaglio e pregare di vincere quel palio che porteremmo nel cuore per tutta la vita. E quante volte mi sono incaponito nel cercare di spiegare quanto non fosse solo una corsa, ma un contesto, uno stile di attaccamento alla città e alle proprie origini.

Però mi sono sempre trovato in difficoltà. Si, a volte ho fatto vivere anche a loro i giorni della quintana, delle cene e delle celebrazioni, ma spiegarlo, farlo capire non è semplice. Trasmettere le emozioni è una delle cose più difficili al mondo! E mi sono sempre chiesto come fare a farlo capire alle persone.

Poi c’è stato questo weekend. Siamo partiti in massa con il dichiarato obiettivo di andare a vedere il Palio di Siena. Ma non solamente quei 3 infiniti minuti di corsa. Siamo andati li per vivere le emozioni che questa città regala in questi giorni.

Potrei raccontare della Toscana, del carinissimo Agriturismo Castello di Selvole alle porte di Siena, della piscina con vista vigna usata come non ci fosse un domani e del Chianti Classico fatto da loro che è da lasciare senza fiato; potrei parlare delle colline che dall’agriturismo portavano in città e dell’infinita distesa di vigneti, di agriturismi, di una terra che è nata per far godere gli ospiti delle bellezze italiane.

Ma tutto, tutto questo è da sfondo al fulcro di questa vacanza. Il Palio di Siena. E allora giu, dritto al sodo. Le contrade sono 17, Il palio si corre il 16 agosto, il 15 ci sono le cene propriziatorie, e solo in 10 corrono. E’ difficilissimo entrare ad una cena propiziatoria se non sei della contrada, ma contatti e amicizie ci permettono di prenotare una cena alla Giraffa grazie all’amico di uno del gruppo. Sfiga, la contrada non corre domani. “Non ci sarà nessuno, sarà una cena per pochi intimi” pensiamo… Piu di 600 persone,a festeggiare l’appartenenza alla contrada. Entriamo in città in punta di piedi e siamo avvolti dai colori. Colori di ogni tipo, foulard di tutte le contrade, una città che respira, vive e mostra al mondo con orgoglio il suo piu bel gioiello. Turisti stranieri con foulard a collo per non sentirsi di parte, bambini di 4-5 anni che - guardando in una televisione di un bar  un vecchio palio - ci spiegano chi ha vinto in quell’edizione (alcuni forse non erano neanche nati), uomini in giacca e cravatta che non vedono l’ora di uscire da lavoro per indossare con orgoglio il proprio fazzoletto, bar (tutti i bar) che in televisione non danno le notizie del calciomercato o altro ma le annate precedenti dei pali! Un fiume di persone che vive per questo.

E poi giu, via verso la contrada della Giraffa. E qui si apre un mondo (non solo perchè il vino era gratis e il cibo di qualità eh..)..si apre un mondo perchè in un paese di 50.000 anime è quasi impensabile capire come sia possibile che ogni quartiere (ripeto, 17!) ha un proprio centro di appoggio, contorniato da una stalla per il cavallo, un museo (di altissima qualità) ed una chiesa di contrada..

La cena è all’aperto, fortuna non piove. Ci sediamo in una tavolata dove si avvicina un gruppo di ragazzi che non smette di cantare mai. Due ore di canzoni e inni sempre diversi, fino a quando non arriva il priore, il capo della contrada, e tutti si alzano per andare a celebrarlo. Noi non siamo del posto, è ovvio che non possiamo sentirci parte di tutto questo, ma i brividi sono unici e indimenticabili.

Poi, finalmente, arriva il momento che tutti aspettiamo. Eh si, perchè fino a li, fino alle cene propiziatorie, ci arriviamo anche noi del Piceno e della città di Ascoli che partecipiamo alla giostra della quintana. I numeri non sono gli stessi (in una contrada che avrebbe corso il giorno dopo c’erano piu di 3400 persone..) ma una cena propiziatoria la possiamo organizzare e vivere anche noi.  Il resto no, il resto - per quello che mi riguarda - è storia.

Li, seduto ad un angolo, un vecchietto ci aspetta e - terminato l’ultimo dolce - ci alziamo tutti in piedi e ci fa segno di seguirlo per iniziare il tour della contrada. Lasciamo la piazza alle nostre spalle, seguiamo degli scalini fino ad arrivare ad uno spiazzo dove alcuni ragazzini stanno giocando a pallone facendo ovviamente e naturalmente tanto rumore. Il vecchietto apre la bocca e dice “prima di iniziare vi devo raccontare un po di Siena e del palio”. Silenzio, i bimbi si fermano, alcuni si avvicinano per sentire e tutt’un tratto ci sentiamo immersi dentro. Siamo anche noi li, veramente, dentro al Palio di Siena. La storia del palio non ve la voglio raccontare, vi invito l’anno prossimo a tornare con noi e fare un giro magari in un’altra contrada, ma quello che non voglio e non posso non condividere è la visita, l’esperienza..

Iniziamo a camminare e sulla destra c’è una fontana. Ogni contrada ne ha una..è per battezzare un nuovo contradaiolo, o per festeggiare fino a notte fonda in caso di vittoria con il vino che scende a piu non posso! Entriamo nel museo. Il rosso e il bianco, i colori di contrada, sono ovunque, i quadri dei pali vinti ci circondano. L’entusiasmo, gli occhi, la voce spezzata e l’emozione del custode che racconta alcuni pali vinti dalla contrada ci fanno fermare il cuore piu e piu volte. Vediamo la sala consiliare. Entriamo nel museo dei pali. Ognuno con una storia. In particolare la Contrada Imperiale della Giraffa detiene alcuni primati importanti. Ha vinto i pali “storici” - l’anno dell’impero, della Repubblica - è una delle pochissime (sono in 2 o poco piu in un secolo di pali) contrade ad aver vinto un anno sia a luglio che ad agosto (il famoso cappotto).

Il custode racconta il dettaglio di ogni singolo palio, conservato come un gioiello all’interno di una teca, intoccabile agli esterni. Ognuno di essi ha un valore inestimabile. Intorno alla sala ci sono 18 sedie, per i 18 figuranti che il giorno dopo si vestiranno per rappresentare la contrada durante la sfilata. Camminiamo in punta di piedi, siamo curiosi ma rispettosi allo stesso tempo. Mentre il custode parla un signore piu anziano si avvicina ad alcuni noi ed inizia una discussione sul palio. La rabbia, la voglia di vincere, l’importanza della contrada, la vita per il palio: questi sono i valori che ci passano.

Usciamo quasi come schiaffeggiati. Vediamo la stalla per il cavallo, ammiriamo la chiesa con le bandiere della contrada e di quelle amiche, sentiamo il racconto della benedizione dell’animale prima della sfida. Siamo estasiati e viviamo come bambini in un mondo di cioccolata.

E’ difficile spiegarlo, è impossibile far capire cosa abbiamo provato in quel momento. Ma su una cosa sono sicuro. Ci siamo lasciati trascinare. Abbiamo vissuto un weekend di emozioni. Ma soprattutto ho capito una cosa. Spiegare una situazione simile ad un esterno è impossibile, inutile e quasi irrispettoso. Viceversa, l’ascolto, il non pregiudizio, il non domandare perchè si facciano ancora determinate cose ma il vivere, il semplice banale emozionante vivere l’esperienza. Questa è l’unica cosa che conta.

Nessuna domanda razionale. Ci sono momenti che nella vita vanno vissuti. Punto. Senza avere la pretesa di capirli, senza avere la presunzione di giudicarli. Il valore che queste persone danno al palio non va analizzato dal fatto che si prendono a botte durante il palio, o che il legame con il cavallo è quasi al pari dell’amore per una donna. Ripeto, l’errore non lo commettono loro, lo sbaglio piu grande è fatto da chi si pone il dubbio. Da chi critica e giudica.

Senza sapere che dal 1600 e forse anche prima in questa città si vive solo di questo, senza sapere che il Palio smuove una città intera, ma anche l’economia di una regione. Senza ricordare che “i cavalieri si possono vendere i pali, ma i cavalli no”, senza riflettere che il cavallo è ciò che di piu importante una contrada possa volere.

Ho scritto sicuramente male questo articolo, ma l’ho composto nella stessa maniera in cui l’ho vissuto. Trascinato. Dalle emozioni, dalle sensazioni di gioia, di stupore, di amore che provo nei confronti di chi da secoli porta avanti. E dall’irrefrenabile voglia che arrivi il 2016, per tornare a vivere di emozioni uniche.

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