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SANTA BARBARA.. DAL MARE AL VINO

 

WANDERING IN THE MORNING

Il programma di oggi è allo stesso tempo chiaro e misterioso: Santa Barbara. Ma questa volta non passo per la North 101, la strada più veloce. Spengo il navigatore e cerco di andare a nord, fermandomi di volta in volta nei paesini più nascosti o seguendo le strade che mi ispirano di più. E una di queste, che consiglio vivamente a chi viaggia in queste zone, è la “California 192”, curve, case stratosferiche,un percorso che si inerpica lungo le colline californiane per avere una visione unica sul Pacifico. Il percorso è bello, ma inizia anche a fare molto caldo e allora torno giù, verso la costa, per fare un tuffo nell’Oceano. Mi fermo a la Conchita e Mussel Shoals. E’ lunedì e di gente ce n’è poca. Mi levo le scarpe e mi lancio subito in acqua. Gelida. Fantastica. Per asciugarmi decido di fare una camminata, ci sono signori che passeggiano con i propri bimbi, ragazze che corrono lungo la spiaggia, e poi c’è lui, un cucciolo di pastore tedesco che mi insegue per oltre mezz’ora. Giochiamo e ci rincorriamo fino a quando non arriva la padrona e iniziamo a chiaccherare, prima di riprendere la retta via e tornare in macchina! L’obiettivo è e rimane Santa Barbara. Ormai però è quasi mezzogiorno e decido di fermarmi. Mi trovo in un paesino sperduto, Carpinteria. Semplicemente favoloso. La microbrewery dove mi fermo a mangiare mi mette il cuore in pace. Mi sento bene con me stesso, realizzo di essere in California, a bere una IPA in un paesino dove non ci saranno più di 10.000 anime, che si godono la vita come pochi: Los Angeles a 2 ore, Santa Barbara vicinissima, la spiaggia a pochi passi, locali di altissima qualità ovunque, e tantissimi giovani in giro. Personalmente sono innamorato di questa America, ancora di più rispetto alle grandi destinazioni. Sono follemente innamorato di questi paesini dove hai tutto, dove ogni posto è curato in ogni singolo dettaglio e le persone si godono la vita, dove non hai la percezione di essere in uno dei mille conglomerati che formano la Grande Mela o la Città degli Angeli (San Franscico, tra alcuni giorni, mi stupirà proprio per questo), ma in un paese dove esiste una vera “community” locale e dove tutto sembra essere posizionato per un motivo ben preciso, ovvero godersi appieno le gioie della vita. Un signore entra e il barman dice il solito “How ya doin today man?”. La risposta è emblematica “Sunny,workin hard, ready for surfin later. Better would be Christmas time only”.

Riprendo la macchina con la inconscia consapevolezza che non è l’ultima volta che visiterò questo posto e questa splendida brewery.

Il parcheggio a Santa Barbara non è dei più semplici e decido di lasciarla dentro il molo. Il costo è più alto della media (siamo sui 10 bucks per day) ma almeno ho la spiaggia subito li a portata di mano, il Wharf a pochi metri e la passeggiata lungo la State Street poco distante. Sono le 14 e decido di mettermi subito in strada lungo le via principale.

UNA CITTA’..DIVINA

Il viaggio è piacere, ma anche - come detto - lavoro e lo scopo di oggi è conoscere alcune delle cantine della zona di Santa Barbara che possano farmi fare delle degustazioni particolari e con le quali parlare per organizzare il viaggio del 2016. Si, l’idea di tutto questo è programmare un viaggio unico in California per l’anno prossimo, per andare a conoscere questo splendido mondo dei vini californiani. Non parlo solo della qualità dei vini - che tra l’altro sono anche buoni -  ma della cultura che hanno dell’accoglienza, del marketing, dell’ospitalità. Carta e penna. Per tutti noi italiani. E pedalare.

Prendo la cartina della wine walk..Ci sono 30 cantine in downtown. Non posso farle tutte e scelgo in base all’istinto e ad alcuni spunti che prendo dalle brevi introduzioni nella mappa.

SANFORD, LA PIU’ ANTICA REALTA' DELLA ZONA

La prima cantina è nella zona del Paseo Viejo, esattamente in 1114 State Street, Suite #26.. Si chiama Sanford. La cantina vera e propria si trova a Lompoc, poca distanza da qui, ma mi basta vedere il locale per non esitare neanche un secondo ad entrare.  “Wanna have a seat?” Chiaro, sono qui appositamente per questo. Prima di ordinare e scegliere scatto un paio di foto e rimango ad ammirare la bellezza della location. Una dolce musica di sottofondo, un megatelevisore a schermo piatto e sullo sfondo tutti i vini principali della cantina. Opto per un flight, ovvero un percorso di 5 assaggi di vino a mia scelta. Sono curioso della storia della cantina. E devo dire che ho molta fortuna.

A Santa Barbara il mondo del vino è iniziato proprio grazie a Sanford. Nel 1971, infatti,  Mr Jensen Sanford scoprì un ancora trascurato tesoro vitivinicolo nelle Santa Rita Hills. Riconoscendo una magico mix tra l’ottimo clima e le condizioni del suolo simili alla regione francese della Borgogna, la famiglia piantò il primo Pinot Nero, vero fiore all’occhiello sia della cantina che di gran parte delle realtà della Santa Barbara Valley.

Avendo ottenuto nel 2001 il certificato di “American Viticultural Area” (AVA), oggi la zona è rinomata sia per il Pinot che per lo Chardonany. I due vigneti di proprietà dell’azienda sono il Rancho La Rinconada e Stanford & Benedict, in una zona dove il vento e la foschia della mattina rendono le temperature più miti rispetto al tipico caldo californiano che, dopo pranzo, lascia nuovamente spazio ad un clima più mite. Per avere maggiori informazioni sulla cantina vi invito a cliccare qui mentre per quello che riguarda la mia visita, i flight tipici di queste realtà consistono in 5 degustazioni di 5 etichette aziendali e ovviamente non mi tiro indietro. Assaggio, in ordine, un Sauvignon Blanc del 2013, un Pinot Blanc 2012, un Santa Rita Hills Chardonnay 2012 ed il Santa Rita Pinot Noir - 2012 e 2013. Non sono sommelier e non sono di certo il massimo esperto di vini avendo iniziato da poco a entrare in questo splendido mondo, ma devo dire che il Santa Rita Pinot Noir de 2012 mi ha decisamente colpito, con dei sapori di frutti rossi. E sono molto felice che questa sensazione sia stata anche confermata da un report trovato su una quantomeno famosa testata giornalistica..il NY TIMES!

Gran vino, bell’accoglienza, una cantina che sembra essere ancora più welcoming.. buon inizio!

Camminando per la strada principale scopro un’area interamente dedicata alle cantine. Sarebbe da perdersi con oltre 10 realtà tutte localizzate nel giro di pochi metri di distanza, ma mi contengo e animato da uno spirito di patriottismo vado dalla cantina con il nome che più si avvicina alla nostra splendida Italia..

GRASSINI

Invece di unirsi al resto della famiglia per andare in Chiesa la Domenica, Articondo Grassini, che aveva raggiunto gli Stati Uniti da Pisa in cerca di fortuna insieme alla moglie Afiora Tinucci, era decisamente più devoto alla cultura della terra, bevendo un bicchiere di vino e curando le galline nel suo giardino prima di cucinare i ravioli per i familiari in rientro dalla messa. Il figlio Leo Pietro Grassini, alcuni anni più tardi,  ha continuato questa tradizione della terra e della passione per la vigna; tradizioni ed emozioni che si sono tramandate di padre in figlio fino ad oggi. Oggi sono la terza e la quarta generazione, a partire da Mr. Larry, a curare la Grassini Family Winery e non è un caso che alcuni vini prendano il nome di Articondo (il fondatore), Katie, Corey, Mandly o Molly, figlie proprio della quarta generazione.

La Santa Yynez Valley si trova a circa 60 km a nord ovest di Santa Barbara, al confine con il Felice Canyon, un’area che con calde e fredde correnti marine, accoglie proprio il rifugio della famiglia Grassini.  Gli evidenti sbalzi di temperatura del giorno e della notte rendono la coltivazione delle uve Cabernet Sauvignon e Sauvignon Blanc ottima.

Sono curiosissimo di assaggiare questi vini in una location  anche in questo caso splendida (c’è poco da fare, sti italo-americani ci sanno fare!) e dopo i vari Savignon Blanc del 2012 e del 2009 mi lancio nell’eccellenza di questa cantina, l’Articondo Bordeaux del 2012 : “Cabernet Sauvignon is most prominent in this wine and it shows with projecting black cherry and blackberry fruit up front. The Merlot pronounces the weight of the mid pallet with velvety caramel and the Petit Verdot makes its presence known with approachable tannins, black currants and nuances of mocha and leather in the finish. This balanced blend is to be enjoyed with great company and sure to be appreciated.” Touchè, per il vino, la location, la storia familiare, l’accoglienza e per un momento di altissima italianità regalatomi in questo viaggio..

 

JAMIE SLONE

E’ ormai quasi ora di andare a mangiare, un pò di vino l’ho bevuto, sono le 18 e tutte le vinerie chiudono proprio a quest’ora e poi - in fin dei conti -  alcune note le ho prese. Però vale il principio dell’”ora o mai più”  e vedo che la Vineria alla mia sinistra è ancora aperta. Entro al volo. Mi accoglie Kym Slone, moglie di Jamie. Ecco..già avete capito che si tratta di una realtà decisamente familiare! La cosa meravigliosa è che sono passato dalla realtà più antica a quella forse più giovane del mondo dei vini della zona. Proprio domani festeggeranno infatti il primo anno di apertura della vineria in Santa Barbara e i preparativi fervono. Nonostante questo Kym vuole farmi provare del vino e allora assaggio il Super Tuscan del 2012, un Sangiovese e Cabernet Sauvignon molto particolare e decisamente più strong di tutti i vini che ho assaggiato fino ad ora, con un intenso gusto di amarena e frutti di bosco.

Saluto Kym e le faccio l’in bocca al lupo per la festa, lei mi segue dicendomi che deve chiudere di corsa anche lei. “They’re waitin for me at home and my daughter’s cooking..so curious”. Un sorriso smagliante e la felicità negli occhi. D’altronde, fai dell’ottimo vino, vivi nelle colline californiane e lavori a Santa Barbara. Life could be worse..

 

DINNER TIME

 

E’ ora di andare a mane ma prima un tuffo in acqua e un pò di relax ci vogliono. Mi distendo con il mio asciugamano sulle rive della spiaggia, affianco al Wharf e con il sole che inizia piano piano a tramontare. Chiudo gli occhi e mi sveglio dopo mezz’ora solo perchè lo stomaco brontola..Ieri sono stato da Joe’s, oggi decido di andare di mexican food, ma commetto il grave errore di mangiare in uno di quei locali affollati di turisti lungo la street . La cucina non è neanche male, ma l’atmosfera che si respira non è quella che cerco in questo viaggio. Mangio al volo, bevo un bicchiere di diet coke e riparto..non per tornare a casa però..Non posso certo andare a letto non avendo avuto la percezione di aver vissuto in pieno la giornata. E allora mi aspetta la microbrewery di questa mattina a Carpinteria.  Tutti ragazzi e ragazze del posto, ordino una pinta e faccio una chiaccherata con la cameriera. Mi sento decisamente più a mio agio e torno a casa contento. Domani si parte ufficialmente per i Parchi. Nuove destinazioni, nuovo clima  e nuovi paesaggi, stessa voglia di scoprire questo paese!

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